Aatomor live!

Indietro Gennaio 2001 Avanti

"Ti dico una cosa: se leggi le mie parole col cuore, ogni cosa ti apparira' chiara; ma se cercherai di leggerle solo con la testa, semplicemente ti perderai."

senza data

Rimbalzo sui rubinetti. Picchio la faccia contro il muro davanti. Poi contro il lavandino. A quel punto penso di riuscire a fermarmi. Non so perche', ma per un istante mi sembra di essere quasi in equilibrio. Errore. Mi trovo inclinato di fianco, nel vuoto. Mentre sto cadendo di fianco penso che comunque non mi faro' molto male. Solo qualche botta, e il gran casino per uscire da li'. Secondo errore. Qui c'e' un momento di vuoto. Non so bene dove vado a sbattere questa volta. Pero' ricordo distintamente la ragnatela di vetri rotti davanti al mio occhio. Poi il sangue che gocciola sugli occhiali rotti.
Sdraiato con la faccia in avanti piango. Per gli occhiali. E' sempre triste rompere un paio di occhiali. E' come se una piccola parte di te andasse in frantumi.

Va bene, eccomi di nuovo al pronto soccorso. Ci sono dovuto andare per forza, il sopracciglio e' tagliato da parte a parte e pendeva sull'occhio. Ecco cos'era quella cosa che sentivo sull'occhio e non riuscivo a capire; sentivo come se ci avessero appoggiato sopra qualcosa.
Il medico mette i punti, ho chiesto per favore senza anestesia.
Un'infermiera molto carina, tutta vestita di azzurro. E gentile. Poi boh, mi fanno qualche lastra. Dolore alla testa. Di nuovo a casa.

Alla sera, con un vistoso ematoma, la fasciatura e un paio di occhiali che non ho mai usato, e' inevitabile che mi metta a scrivere qualcosa.
Non e' che ci veda granche' con questi occhiali. Sono un po' troppo forti. Io sono abituato a vederci poco, provate a mettere delle lenti a contatto a una talpa e quella scappera' via terrorizzata. Troppa luce, troppi spigoli taglienti. In fondo, fino da quando ero piccolo, ho usato degli occhiali sempre piu' forti, e i miei occhi si sono rapidamente abituati tornando a vedere esattamente quello che vedevano prima. Alcune cose e' inutile cercare di cambiarle.

"Gli ideali sono pericolosi. I fatti sono migliori. Feriscono, ma sono migliori." (Oscar Wilde)

senza data

La mia vita e' una linea che devo seguire, come se ci fossero dei binari. E' piu' di una strada, e' una ferrovia. Ma e' anche una linea quella che taglia l'orizzonte, che divide il cielo dalla terra. Prova a pensarci: ho attraversato una moltitudine di dolore, per piu' di trent'anni, sensazioni che un uomo comune nemmeno puo' immaginare. Eppure non ho nemmeno perso l'abitudine di riderci sopra, qualche volta.

SMS

5 gennaio, ricevuto da un conoscente: "CCCCCCCC queste sono le 8 renne di Babbo Natale viste da dietro, inviale subito ad altre 8 persone senno' iniziano a cagare e sara' un 2001 di m....!

mia risposta: "Non so se ringraziarti o ucciderti - propendo per la seconda, visto che il 2001 e' GIA' cominciato di m... - Aa."

risposta: "? COS'ALTRO SUCCEDE?"

mia risposta: nessuna, spengo il cellulare.

Ma forse sono io a sbagliare. Voi che ne dite?

7

Ecco un altro periodo buio. Be', ci sono abituato. Questa volta mi sembra un buio profondo. Mi chiedo cosa faro'. Mi sono rimesso a scrivere. So che devo andare via di qui. Non e' solo questo.

Mi sento solo. No, non che non abbia amici. Ma i momenti in cui dividere le proprie gioie e le proprie tristezze sono rari. Credo che se ognuno si mettesse a dividere con qualcun'altro cio' che prova, i suoi sentimenti e le sue sensazioni, le sue paure, le sue speranze, il mondo si fermerebbe.

8

Ricordatevi sempre una cosa: che siete spiriti liberi. Nessun laccio, o legame o catena. La forza, la capacita' per andare avanti sta solo in voi, non in qualcuno o qualcosa. Sulla vostra strada incontrerete persone che cercheranno di possedervi, con la scusa dell'amore. Ma il possesso e' contrario all'amore. Altri non capiranno quello che state facendo; che state dando voi stessi; che ce la state mettendo tutta.

Voi non fate del male a nessuno. Perche', se lo faceste, fareste del male a voi stessi. Perdonateli. E perdonate anche voi stessi, ogni tanto, perche' e' facile sbagliare.

9

Mi stanno crescendo i denti del giudizio. Il primo se ne e' uscito tranquillo, silenzioso e onnivoro. Il secondo sta avendo una storia travagliata. Io non ho mai avuto mal di denti in vita mia, quindi questa e' una esperienza nuova per me. L'effetto e' come se ci fosse qualcuno che infila una vite autofilettante nella mia mascella.

Questa faccenda dei denti del giudizio mi sfugge. Sulla scala dell'evoluzione, voglio dire. All'epoca dei Romani la vita media era trent'anni, che se ne facevano? Ma forse a loro spuntavano prima. O forse e' un'invenzione moderna. Oppure Matusalemme e' veramente esistito.

Sto scherzando, non fa poi cosi' male, non ho nemmeno preso un'aspirina. E' solo per raccontarvi qualcosa, per essere con voi.

C'e' una bellissima luna questa notte.

errori

Quando lui disse:
"Sai, io mi fido di te. E non e' una cosa che mi succede facilmente."
Io avrei dovuto dire:
"Aspetta, accosta, ferma la macchina e spiegami meglio."
Ma non lo feci. Si', quella frase mi era sembrata strana, cosi' improvvisa e fuori da ogni contesto. Ma lui mi accompagnava una volta alla settimana al Palasport, avanti e indietro, lo faceva come obiettore e forse per questo pensai che non ci fosse altro da dire.
Quando poi, dopo alcuni mesi, ci salutammo e alla fine lui disse:
"E' tutto qui?"
Io avrei dovuto dire:
No, non lo so cosa avrei dovuto dire, ma dissi:
"Be', si'."
Sicche' lui prese le scale, di corsa, e in quel momento mi resi conto di avergli fatto del male, non volontariamente, ma per disattenzione e mancanza di lucidita'.
Gli avevo regalato un orologio. Non credo che si aspettasse un semplice orologio, da me.

Quando lei grido':
"Tu mi ami!"
E se ne ando' sbattendo la porta, ormai era tardi.
Me lo aveva fatto ripetere un'infinita' di volte, poco prima:
"Dimmi che non mi ami."
E io:
"No, non ti amo."
Anche se non era del tutto vero. Eravamo amici. Lo ripetevo, anche a me stesso, per due ragioni: la prima, il fatto che ci fosse un terzo che non riusciva a rassegnarsi. E la seconda, quella determinante, che non sentivo in me la capacita' di costruire con lei un'unione seria e importante.
L'errore lo avevo commesso un anno prima, permettendo prima che la storia iniziasse, e poi che continuasse cosi' a lungo.

Ecco qui, ora sta a voi riflettere. Sappiate solo che per me oggi scrivere queste cose e' estremamente doloroso. E che no, nessuna di queste due persone mi legge, quindi non e' un modo per chiedere perdono, anche se vorrei tanto farlo.

notte

Mi sveglio. Guardo l'orologio, sono gia' le cinque. Tardi per me. Due ore perse. Almeno ho dormito.
Scendo da basso, accendo il computer. Correggo qualcosa. Fa caldo nella stanza. Mi avvicino alla finestra, la apro. Sento gocce cadere dai rami. Deve essere piovuto. Respiro l'aria fredda di una notte di gennaio. Chiudo gli occhi. Un brivido. E il silenzio.
Torno alla scrivania. Nella stanza il rumore della ventola e dell'hard disk. Alcuni pensieri girano in me. Questioni in sospeso, preferirei fossero gia' risolte. Ma non voglio pensarci. Non adesso.
Una sensazione inafferrabile. Se potessi acchiapparla. Si agita come una farfalla. Mi attraversa, entra ed esce. Dentro e fuori. Come se io fossi trasparente. Sorride. Lei lo sa che vorrei prenderla e metterla qui sulla carta. Sorrido anch'io. Perche' so che, se lo facessi, di lei non resterebbe niente.

Vola, farfalla.

16

Mattina. Una sigaretta che si consuma sul bordo del posacenere. La lampada elettronica spenta. Ombre nella stanza. Il giardino tranquillo. Un sole leggero che illumina le cime dei muri, tra i pini.
Un disco che suona a basso volume. C'e' calore in questo disco. Forse un poco di nostalgia. Anche una certa energia, sebbene trasmessa in modo pacato, con suoni morbidi. Una voce che canta come fosse l'ultima canzone della serata, quando il locale e' quasi vuoto. Quando poche persone restano a parlare tra loro, a bassa voce, scavando nell'intimo. O stanno in silenzio ad ascoltare.
Guardo una mia vecchia fotografia. Be', non poi cosi' vecchia. Ho solo due foto di me, ed entrambe stanno sulla carta d'identita'. Ne avevo anche una terza, ma me l'hanno fregata. Nella prima ho il viso disteso. E' strano, perche' stavo attraversando un periodo d'inferno. La piu' recente ha il volto piu' duro e cattivo, come uno che non si rade da giorni, e ha appena avuto una divergenza di vedute con gli indiani. Ma e' solo apparenza.
Non mi riconosco in nessuna delle due. Solo devo decidermi a scannerizzare la seconda, prima che sparisca anche quella.
Mi allungo sulla sedia. Appoggio una mano sul torace, all'altezza del cuore. Lo ascolto pulsare. Ha un suono meraviglioso. Calmo e regolare. Cosi' da una vita. Sento il leggero fruscio che produce, quando la pelle tocca la camicia. Ad ogni battito.
E allora penso di essere tranquillo, che tutto vada bene. Ma passa solo un istante, e poi...

l'intervista

Notte. Di nuovo. La stanza e' al buio. Poi sento un clic secco, metallico. Una luce accecante contro di me. Sono seduto. Distinguo solo la scrivania, di fronte, e un'ombra poco oltre.
"Come stai?" dice una voce incolore.
Silenzio.
"Come stai?"
Silenzio.
"Se pensi che basti una lampada a farmi parlare, ti sbagli di grosso."
"No, non penso questo. Pero' aiuta." Dice la voce. "Allora, come stai?"
Silenzio.
"Perche' me lo chiedi?"
"Le domande le faccio io. Tu devi dire solo la verita'. E solo quello che vuoi dire. Nessuno qui ti costringe."
Silenzio.
"Certo, ci vuole un minimo di collaborazione."
Silenzio.
"Ti ho chiesto solo come stai. E' una domanda cosi' impegnativa?"
Silenzio.
Silenzio.
Silenzio.
"Mi sento come se fossi appena stato investito da un treno."
"Cosi' va meglio. Vedi, non e' poi cosi' difficile."
"Ma cosa ne sai."
"Io non so niente. Sono qui solo per fare le domande. Perche' ti senti cosi'?"
Silenzio.
"Guai fisici?"
"No."
"No e...?"
"No e basta."
"E allora cos'e'?"
Silenzio.
"Cosi' non arriviamo da nessuna parte. Se vuoi me ne vado. Vuoi che me ne vada?"
Silenzio.
"Sto solo cercando di aiutarti. E non e' facile. Dimmi qualcosa. Quello che vuoi."
"Ti dico che..."
"Cosa?"
"Che questa non e' un'intervista. Che sembra un terzo grado, invece."
"Pensa quello che vuoi. Del resto, se non c'e' altro sistema..."
Silenzio.
"Che cosa e' successo?"
Silenzio.
"Che ho pianto tutta notte. Soddisfatto?"
"Perche' hai pianto?"
"Per molte ragioni."
"Dimmene una."
Silenzio.
"Una soltanto."
Silenzio.
Silenzio.
"I miei fratellini hanno ricominciato la caccia grossa."
"Cosa intendi dire? Sii piu' chiaro."
Silenzio.
"Intendo dire che si stanno massacrando l'uno con l'altro, usando me come arma."
"Ancora non e' del tutto chiaro. Potresti spiegarti meglio?"
"No."
Silenzio.
"Perche' lo stanno facendo?"
"Lo hanno sempre fatto."
"Ci deve essere una ragione."
"Non chiederlo a me. Chiedilo a loro. Secondo me lo fanno semplicemente perche' vorrebbero volersi bene, ma non ne sono capaci."
"Hai provato a parlarne con loro?"
Sorrido.
"Sono vent'anni che cerco di parlare con loro. E non ci sono mai riuscito."
"Perche'?"
"Non lo so. Perche' siamo diversi. Troppo diversi. Io credo in cose che per loro non hanno valore, e viceversa."
"Sei sicuro di avere provato abbastanza? A parlare con loro, intendo dire."
"Ormai sono arrivato alla frutta. Ho provato in un modo e in un altro. Ci hanno provato altre persone. Sai cosa ho fatto ieri mattina? Prima ho cercato ancora una volta, con tutta la calma e la lucidita' possibile. L'ho fatto col cuore in mano, che tu ci creda o meno. Zero. Come neanche mi sentissero. La risposta finale di mio fratello e' stata: "ah, ho fatto proprio bene a venire qui stamattina." Allora gli ho detto: "vai via di qui. Non ti voglio piu' vedere."
"E poi? Poi cos'e' successo?"
"Gli ho mandato un messaggio, poco dopo. Un SMS. Con su scritto "Scusa, ho sbagliato. Mi perdoni?"
"E ti ha perdonato?"
"Certo che mi ha perdonato, non e' questo il punto. Non e' solo per questo che gli ho mandato il messaggio."
"E allora perche'?"
"Perche' speravo che capisse. Che capisse quanto sarebbe semplice, quanto poco ci vorrebbe."
Silenzio.
"Tu vuoi bene a loro?"
"Non quanto e nel modo che vorrei. Certo mi dispiacerebbe vederli soffrire e morire. Ma questo mi succede con tutti. No, l'amore, come lo vedo io, e' piu' di questo."
"Tu pensi che loro provino amore per te?"
"Per me? Non desidero essere amato da loro. Mi basterebbe che amassero un poco se' stessi."
Silenzio.
"Cosa pensi di fare, adesso?"
"E' questo il problema. La soluzione sarebbe che io mi levassi dai piedi. Andare il piu' lontano possibile da qui. In questo modo non ci sarebbe piu' nessun legame tra loro. Io purtroppo creo una continuita'. A volte ho l'impressione che nessuno dei due riesca a fare a meno di me. Spesso mi sento usato come un oggetto. Entrambi vorrebbero che andassi a stare vicino a loro, ma lontano dall'altro. Se sapessero quanto e' forte in me il desiderio di andare ad abitare da solo..."
"Perche' non lo fai?"
"Sto cercando in tutti i modi di farlo. Questo e' il mio obiettivo."
"E...?"
"Attualmente non ho un reddito sufficiente per farlo."
Silenzio.
"Sono incastrato."
Silenzio.
Silenzio.
"Per cosa altro hai pianto, stanotte?"
Silenzio.
Silenzio.
"Ci sono altre ragioni?"
"Si'."
"Vai avanti."
"Non credi di averne avuto abbastanza, per stanotte?"
"No. Io di solito faccio solo le domande. Ma in questo caso ti rispondo. No, non ne ho avuto abbastanza."
"E' abbastanza per me, comunque."
"Non hai detto granche'."
"Ti avevo avvertito che la lampada non sarebbe servita."
"Pero' qualcosa hai detto. E' gia' un bel passo in avanti."
Silenzio.
"Mi sa che ci rivediamo. Tu che ne dici?"
Silenzio.
Silenzio.
Spegne la lampada.
Silenzio.

la foto

Mi avete sopportato fino qui. Per quanto saprete sopportarmi, ancora? Fino a domani? Per un mese? Poi cosa farete?

Ho deciso che sia ora che voi mi guardiate in faccia. Cliccate pure e ingrandite.

Andrea 1995

E' la foto in cui ho il viso disteso. E, ve lo ripeto, allora, era il 1995, stavo attraversando un periodo d'inferno. Scusate i graffi. Ma e' il meglio che sono riuscito a ottenere, da un minuscolo rettangolo su una carta d'identita'.
Provate a guardarmi bene. Prendetevi del tempo. Che cosa vedete? Si', un viso, e poi? La barba, i baffi? Le guance un po' scavate? Il mio orecchio a sventola? Questo e' Aatomor, tutto per voi. Non solo la sua vita, ma anche la sua faccia. Qualcuno che ora e' qui, all'alba in uno studio con la luce spenta. Respirando, pensando. Con un cuore che pulsa. Mentre la musica suona.
Guardatemi bene. Domani potrei anche non esserci. Non dimenticate mai piu' nessun uomo che incontrerete. Non fategli del male. Non abbandonatelo alle sue paure. Potreste essere voi.
E, riguardo la faccia, vi dico che e' solo apparenza. Mi spiace che gli occhi siano un po' sfocati. Dovreste provare a guardarci dentro.

25

Tanto per ribadire il concetto, in questo preciso momento, al lavoro dopo una notte insonne, assomiglio a uno scampato a un naufragio, quindi scordatevi quella foto. E, francamente, avrei voglia di bermi qualche bicchiere di birra. Solo che la birra non c'e'.

E' da un po' di tempo che non ragiono piu' bene, mi chiedo - sto perdendo il controllo della situazione? Ma quando uno si fa queste domande, vuole dire che il controllo l'ha gia' perso. Proprio quello che volevo.

Alla mattina guardo videoclip. Di pomeriggio dormo qualche ora. Di notte non riesco a chiudere occhio. Il mio cuore non si ferma mai. Esamina ogni oggetto, ogni particolare, ogni ricordo. Lo ruota come in un'animazione al computer, ne esamina ogni dettaglio. Se avessi un poco di cervello, penserei un poco di piu' a me e avrei cura di me stesso.
Davvero ci vorrebbe qualcuno che riuscisse a fermare il mio cuore e farlo riposare.

Noto che c'e' una nuova persona che gira per casa, si chiama Shanthi, viene da Ceylon, ha un sorriso bellissimo. Finalmente questa casa oltre che multimediale sta diventando multietnica.
Ripenso allo sguardo della mia gatta, morta in settembre, avevamo passato 22 anni insieme, ripenso ai suoi occhi che mi fissarono l'ultimo giorno, a quel saluto definitivo.

E questo e' tutto per oggi. Comportatevi bene.

27

Guardo il giardino. Cosi' immoto e antico. Ascolto questa canzone degli Eurythmics.

"Oh, you're a loser now. Yeah, you're a loser, now."

Eppure e' una canzone delicatissima.

Accendo una sigaretta. Ho la bocca arida, come impastata di sabbia. Il mio cuore perde qualche colpo. Credo che se qualcuno mi vedesse, in questo momento, il mio viso gli sembrerebbe scolpito nel marmo.

E ora devo andare. Devo andare.

28

Ci sono persone che si incontrano una volta sola nella vita.

Certe cose si leggono solo col cuore. Il mondo e' pieno di menzogne, e sono i ragionamenti a creare le menzogne.
Il cuore non mente. Non puo' mentire, non ne e' capace.

"Non c'e' amore piu' grande di chi da la sua vita per un amico."

31

Il mese e' finito. Credo sia stato il mese in cui ho sofferto di piu' in tutta la mia vita, per ragioni che sarebbero troppo complesse da spiegare qui, con poche parole. Voi avete altre due possibilita':

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